KISS @ Bologna – Unipol Arena 16 maggio 2017 a cura di Anna Minguzzi e Roberto Villani

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Tornare a vedere un concerto dei Kiss è un po’ come rivedersi per l’ennesima volta uno dei nostri film preferiti. Sappiamo benissimo in anticipo quali saranno i momenti in cui rideremo, quelli in cui ci commuoveremo e, una volta terminato, saremo carichi ancora una volta di quell’energia adrenalinica che solo le cose che amiamo di più sanno darci. Considerazioni new age a parte, è innegabile che chi va a vedere un show dei Kiss sappia benissimo a cosa va incontro, ma è proprio questo uno degli aspetti positivi. Si comincia dal pubblico, dato che i Kiss hanno la straordinaria capacità di mettere d’accordo almeno tre generazioni. Curiosando un po’ in giro per l’Unipol Arena non abbiamo faticato a vedere teste ingrigite, se non addirittura imbiancate, ad un estremo e piccoli in passeggino all’altro estremo, oltre ad avere sentito parlare in molte lingue e avere intravisto alcuni membri della Kiss Crew peruviana. Moltissime le acconciature a tema, i face painting e i costumi perfetti, a dimostrazione di come ormai i Kiss siano un tale fenomeno di costume che è impossibile rimanere indifferenti e non lasciarsi coinvolgere dalla loro musica travolgente e da tutto quello che gira intorno a loro. Anzi, è sufficiente vederli in azione una sola volta per non volersene più staccare e per ricordare l’evento come un qualcosa di memorabile, come ricorda Paul Stanley nel momento in cui chiede ai presenti chi vede i Kiss per la prima volta quella sera.

Introdotti dalle note di “Rock And Roll” dei Led Zeppelin e dalla celebre frase registrata “You wanted the best, you got the best”, i quattro esordiscono con “Deuce” suonando su una passerella sospesa, primo dei tanti momenti scenografici ad effetto che sono parte integrante del live. Segue una carrellata di vecchi successi e di brani più recenti, che inchioda gli occhi del pubblico sul palco per un’ora e quaranta filata, tempo gestito con la maestria e l’abilità di chi sa bene come sfruttare i tempi e il palco, alternando novità e vecchie glorie e facendo in modo che non ci siano mai momenti morti. Gene Simmons e Paul Stanley, pur essendo le vecchie glorie della formazione, non hanno assolutamente niente di vecchio e sono i padroni della serata, accompagnati in modo impeccabile da Eric Singer alla batteria e da un ottimo Tommy Thayer alla seconda chitarra; lo stesso Thayer è protagonista di alcuni momenti da solista che mettono in luce le sue molte qualità. Importa davvero poco sapere già in anticipo che i riflettori saranno tutti puntati su Gene durante l’assolo di basso perché sputerà sangue finto, e che poi svolazzerà in cima all’Unipol Arena, o che Paul Stanley nel finale farà il suo voletto sopra il parterre per raggiungere un piccolo palco davanti al mixer per suonare “Psycho Circus”, o che tutto lo show sarà costellato da fiamme, fuochi d’artificio ed effetti luminosi che riproporranno il logo dei Kiss in ogni forma e dimensione, perché i Kiss possono fare questo e moltissimo altro, e a noi piacciono così e in nessun altro modo. Così succede che durante “I Love It Loud” Paul Stanley suoni la chitarra (che guarda caso è colorata con i colori della bandiera italiana) insieme a una ragazzina, e che in più momenti il maxischermo dietro la band riproponga una carrellata di immagini dagli albori della band agli anni ’90, tutti elementi che accompagnano i brani eseguiti e che sono una parte altrettanto determinante dello show. I vecchi classici come “Shout It Out Loud”, “Lick It Up” o “God Of Thunder” sono naturalmente i brani che riscuotono il maggior numero di consensi, ma la magia dei Kiss sta anche nel mettere d’accordo tutti, indipendentemente dall’età e dalle preferenze musicali. Si chiude come al solito con “Rock And Roll All Nite”, mentre una valanga di coriandoli e di stelle filanti vanno a completare la grande festa di questo live, “I Was Made For Loving You” e “Detroit Rock City”. Il gigantesco luna park dei Kiss ha segnato un altro centro nel suo lungo viaggio, un viaggio che non si piega ai cedimenti dell’età e ai segni del tempo e che conserva, immutata, la sua magia e la sua carica di serenità e divertimento .

Testo a cura di Anna Minguzzi

Photo copyright di Roberto Villani

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