Ciao Marcus, è un piacere conoscerti ed è un piacere vedere come un giovane musicista riesca ad affermarsi facendo blues e southern rock. A che età hai capito che saresti diventato un musicista professionista?

Ho capito da subito che la musica sarebbe stata la mia vita, a 3 anni passavo le giornate ascoltando suonare il mio bisnonno e non vedevo l’ora di unirmi a loro.

Quanti anni avevi quando ti sei esibito per la prima volta?Che ricordi hai di quel momento?

A undici anni suonai per la prima volta con la band di mio padre una versione strumentale di “Amazing Grace”: mi sono sentito come se quello fosse il posto in cui avevo davvero bisogno di essere, dal primo secondo mi sono sentito parte di qualcosa di speciale.

Una delle cose fondamentali per un chitarrista è avere un proprio suono che lo caratterizzi e lo renda diverso dagli altri: su cosa ti sei concentrato per raggiungere questo obiettivo?

Mi sono reso conto velocemente che non arei dovuto imitare i miei guitar heroes, per sviluppare nuove idee melodiche mi è stato più utile cercare l’ispirazione in musicisti come Coltrane, Jimmy Smith e Buddy Emmons, o in cantanti come Otis Redding, James Brown ed Aretha Franklin.

Hai avuto modo di lavorare con Warren Haynes, com’è stato sedersi a fianco di un’icona del genere?

Ho sempre ascoltato i suoi dischi, e ci siamo conosciuti grazie ad un amico comune ad Asheville, città in cui lui è cresciuto.

In studio abbiamo cercato di rendere il nostro ultimo album una sorta di re-introduzione della Marcus King Band, sapevamo che ciò che in realtà costituisce il sound della band sono queste sei persone che suonano insieme, e volevamo che il pubblico lo recepisse.

Warren è stato di grande aiuto, era la prima volta in cui registravamo per una label e lo stavamo facendo insieme ad uno dei nostri idoli… La tensione era palpabile!

Warren è stato fantastico nel facri sentire immediatamente a nostro agio

Che strumentazione hai usato in studio?

Sono un gibsoniano, quindi 345, Les Paul ed SG, e come amplificatori un Fender Super Reverb, qualche Marshall, Supro ed Homestead.

E dal vivo? Che configurazione usi?

Uso sempre il mio Fender Super Reverb 65 e una testata Homestead da 100w collegata ad una 2×15.

Di solito li uso in stereo, entrambi gli amplificatori hanno un riverbero caratteristico ed eccezionale e suonando wet/dry dovrei rinunciare ad uno dei due riverberi, ma mi piacciono così tanto che non mi capita di farlo spesso.

Sei appassionato di strumentazione vintage?

Oh sì, mi sento più a mio agio con strumenti del genere, strumenti che hanno una loro storia da raccontare. Nei live uso delle reissue moderne delle “mie piccole”, ci sono troppo legato e non voglio rischiare di rovinare gli originali in tour.

Stai già pensando al tuo prossimo disco? Ti stai concentrando su qualcosa di preciso?

Il nuovo disco è un cantiere aperto! Voglio cercare di allargare i miei orizzonti dal punto di vista di suono e stile.

Lorenzo Gandolfi

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