Visto da fuori, il Club Il Giardino, situato poco fuori Verona, potrà anche sembrare piccolo e insignificante, ma una volta entrati ci si rende subito conto degli eventi importanti a livello musicale che vi si sono svolti e si svolgono tuttora, e soprattutto di una sorta di potere magico per cui gli spazi sembrano dilatarsi per accogliere generose manciate di pubblico attento. Tutti gli anni il club ospita la rassegna Verona Prog Fest, il cui evento di punta per il 2017 è l’unica data italiana dei Pavlov’s Dog, uno dei gruppi progressive (definirli tali è comunque quasi riduttivo) più geniali e originali della scena, attivi ormai da oltre quarant’anni e tornati nel nostro Paese dopo una lunga assenza. L’unico membro originale rimasto è il cantante e chitarrista David Surkamp, dotato di una voce con un’estensione fuori dall’ordinario, che con il tempo si è conservata abbastanza bene e gli consente ancora di eseguire un repertorio pieno di estratti dal loro album più celebre, cioè “Pampered Menial”. Accompagnato da una band che comprende sette elementi, tra cui la moglie Amanda ai cori e la figlia Sara, chitarrista estremamente precisa e dal buon gusto per le melodie, Surkamp accompagna i presenti in un percorso variegato, che spazia lungo tutta la discografia della band e la sua produzione da solista, dividendo il concerto in due parti intervallate da un set acustico in cui è ancora lui il protagonista assoluto. L’utilizzo del violino in sede live permette di riscoprire in modo adeguato il versante più folk di alcuni estratti della carriera dei Pavlov’s Dog. Molti gli estratti da “Pampered Menial”, come “Of Once And Future Kings”, “Late November” e “Episode”, con Surkamp a tenere le redini e la band ad accompagnare tutti i momenti del live, riuscendo a riprodurre alla perfezione quello strano connubio tra progressive, folk rock e AOR che ha reso i Pavlov’s Dog un gruppo dallo stile unico e irripetibile, forse troppo spesso relegata in secondo piano per motivi che sono anche difficili da capire. Lo show, due ore e un quarto ininterrotte di piena bellezza, si chiude con quelli che sono sicuramente i due brani più celebri della band, ovvero “Julia” e “Song Dance”. Ad aprire la serata, a dimostrazione dello spirito estremamente cordiale nonostante la professionalità perfetta, è una band composta dai tre roadie tedeschi della band, che allietano i presenti con una serie di cover rock ben suonate e cantate. Un ritorno in Italia ad alto livello per una band davvero unica nel suo genere.

Testo e foto copyright di Anna Minguzzi

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