Abbiamo avuto modo di fare una lunga chiacchierata con Tommy Massara degli Extrema, discutendo del loro The Old School Ep, della musica in Italia oggi, di suono e strumentazione.

In questa parte Tommy ci racconta come si è evoluto il suo stile e spiega come ricreare il sound Extrema!

Buona visione e buona lettura!

Ciao Tommy, come si è evoluto il tuo stile nel corso degli anni?

Non sono un chitarrista iper tecnico, mi piacciono musicisti come Randy Rhoads, Steve Morse… E qualcuno potrebbe sorprendersi, ma Dimebag Darrell non è uno dei chitarristi che ha influenzato il mio modo di suonare, nonostante mi sia capitato di sentire spesso il paragone Extrema-Pantera.

Per anni ho tentato di avvicinarmi alla struttura canzone, “asciugando” il mio playing, riducendolo all’essenziale, abbiamo cambiato diversi elementi della formazione e con il nostro ultimo ep mi sono riavvicinato ad un modo di suonare più simile a quello degli esordi: brani più complessi e parti solistiche più dilatate.

Quando scrivo i soli cerco di evitare il numero pirotecnico e mi concentro su tono e gusto della composizione, al giorno d’oggi basta aprire youtube per trovare un ragazzino thailandese di tre anni che dal punto di vista tecnico ti fa il culo!

Che strumentazione hai usato per registrare The Old School Ep?

Abbiamo diversi endorsment, e ci teniamo ad usare la stessa strumentazione sia live che in studio.

Uno dei problemi della musica di oggi è dato da produzioni pazzesche in studio che sono quasi impossibili da riprodurre live, noi vogliamo che le nostre esibizioni rispettino pienamente ciò che puoi trovare sull’album.

Uso sempre la mia Koch Powertone 2 e relativa cassa Tsl 4×12, come microfoni un 57 ed un 906, e fra testata e cassa uso un Red Box, usciamo in DI dalla testata e mixando questi tre suoni ottengo la mia timbrica di base. In passato tendevo ad usare il gain a fine corsa, oggi uso la Koch con una quantità di gain paragonabile a quella che riuscivo ad ottenere con una mia vecchia Marshall Jcm 800 spinto da un overdrive: in studio con un Homebrew Electronic, il modello Gary Holt, che offre due diversi stadi di gain, mentre dal vivo ho scelto un Maxon 808. A differenza di quello che uno può pensare, l’overdrive è settato con il gain quasi a zero, così da non impastare troppo il suono ed aggiungere attacco e compressione.

Riguardo l’eq, uso moltissimo il controllo di presence a discapito degli alti, e uso i medi (cosa che non so perché, di solito i metallari non fanno) che sono le frequenze che “fanno il suono”.

Chitarre Dean con pickup Seymour Duncan, corde D’Addario New York XL in scalatura 9,46, e cavi Planet Waves American Stage.

Tutto il sistema è controllato da una Vinteck Tb10 realizzata dall’italianissimo e bravissimo Guido Michetti.

Lorenzo Gandolfi

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