Siamo vicini all’uscita del vostro nuovo disco, Lady in Gold, il 5 di Agosto, cos’è cambiato rispetto al vostro precedente lavoro?

Abbiamo iniziato a pensare a questo disco pochi mesi dopo l’uscita del nostro album di debutto, credo sia un disco più sentito e sarà più ampio, in termini di influenze sonore ed ispirazioni.

È stato fatto un gran lavoro dal punto di vista della produzione, sentirete cori, tastiere, pianoforti, mellotron, e uesto ci ha permesso di ottenere arrangiamenti più elaborati e sofisticati.

Il primo disco è stato scritto principalmente da Elin e Zack, mentre questa volta non avevamo brani completi nel momento in cui siamo entrati in studio, abbiamo partecipato tutti molto attivamente alla composizione. “Lillte Boy Preacher” ad esempio è nata durante una jam di 10 minuti.

Mi sembra di capire che avete maturato consapevolezza e sicurezza dei vostri mezzi negli ultimi anni.

Sicuramente abbiamo imparato tantissimo, soprattutto durante i tour, crescendo sia come persone che come artisti.

Arrivate da diverse nazioni, tu sei francese, la cantante Elin ed il vostro nuovo batterista Andrè sono svedesi, mentre Zack – il bassista – è americano. Credi che il vostro essere cresciuti in nazioni diverse giochi un ruolo fondamentale nella creazione del sound della band?

Sì, l’ambiente in cui cresci influenza il tuo modo di essere, ma credo che la cosa più bella dei Blues Pills è che tutte queste possibili diversità spariscono mentre suoniamo. La nostra musica arriva da blues e classic rock, quindi le nostre radici – musicalmente parlando – sono le stesse. Devo ringraziare mio padre che mi ha fatto ascoltare gli ZZ Top quando ero bambino! Grazie a loro sono passato ai vari Rory Gallagher, Jimi Hendrix e molti altri.

Le fonti d’ispirazione sono dei giganti del blues e del classic rock, il tuo setup è impostato su questa falsa riga?

Uso una Sg Special II del 70 come chitarra principale, ed una Les Paul realizzata per me da Larry Corsa, splendida, leggerissima e comodissima. Lui è un gran fan di Peter Green e del suo sound, e mi sono innamorato immediatamente della chitarra: monta dei p-90 e l’elettronica ispirata alla Peter Green.

Come amplificatore uso un DNS, 30 watt valvolari con riverbero e tremolo, è una via di mezzo fra un Fender ed un Vox.

Ed ottieni il tuo suono principale solo “tirando” l’amplificatore?

Mi piacerebbe! Sappiamo tutti quanto sia grandioso il suono di un valvolare con il volume oltre il 6, ma purtroppo non è sempre possibile sfruttare l’ampli in questo modo. Uso un iso-box ed un attenuatore per riuscire ad ottenere il suono che ho in testa senza far perdere l’udito a tutta la band!

Siete tutti giovanissimi ma la vostra musica pesca a piene mani dagli anni ‘70, com’è composto il pubblico dei Blues Pills?

È fantastico! Puoi trovare ragazze e ragazzi sotto i vent’anni che cantano le nostre canzoni, insieme a tipi che indossano magliette che vanno dai Black Sabbath agli Slayer, per arrivare a persone che avevano vent’anni negli anni 70!

Mi piace avere un buon rapporto coi fan, fermandomi spesso dopo il concerto a fare due chiacchiere con loro, bere un drink e scattare qualche foto.

Negli ultimi due anni la vostra carriera procede a ritmo altissimo, come stai vivendo l’industria discografica ed il music buisness?

Direi alla grande. I ragazzi della Nuclear Blast hanno fatto un lavoro grandioso con noi, sono stati disponiblissimi e ci hanno aiutato davvero tanto nella realizzazione del nostro progetto. Ritengo che lavorare con le persone giuste, che vogliono supportare il tuo operato senza volerti cambiare per ottenere soltanto soldi da te. Per quello che riguarda tutto il resto, diciamo che sto ancora imparando!

Avremo modo di vedervi live in Italia?

Certo! Saremo a Milano il 19 Ottobre assieme ai Kadavar, vi aspettiamo!

Lorenzo Gandolfi

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