Fondamentali: A Chord With No Name?

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Due accordi. Non uno di più! Alzi la mano chi non ha mai scritto una letterina a babbo natale chiedendogli di fare in modo che così potessero essere fatte tutte le canzoni, specialmente quelle brasiliane… le quali, invece, di accordi ne hanno almeno un migliaio per ogni strofa, e tutti strani… 

Eppure… a volte capita di inciampare in qualche bella canzoncina carina che di accordi ne ha solo due, ma solo due davvero

Nei primissimi anni settanta andava molto di moda un gruppetto di ragazzotti biondi e americanissimi che facevano il verso a Crosby, Stills, Nash & Young, tre chitarre acustiche molto (troppo) smielate per un pop molto (troppo) easy. America, si chiamavano. Non erano granché amati dai veri rockettari; anzi, erano cordialmente odiati, eppure qualcosa di buono c’era anche in loro. E noi, veri amanti del ripescaggio, eccoci pronti a servircene su queste pagine per i nostri scopi didattici. Perché “A Horse With No Name” – questo è il nome di uno dei singoli più gettonati degli America – oggi come oggi sembra non soltanto meno sciocco di quanto potesse sembrare all’epoca, ma anche piuttosto interessante dal punto di vista ritmico e armonico, grazie alla sua assoluta essenzialità

Ce ne serviamo quindi in questa occasione per ribadire e riproporre un paio di concetti fondamentali, quali il battere e il levare. Non è importante (anche se sarebbe consigliabile) conoscere il pezzo originale; immaginiamo dunque di avere a che fare con una canzone che si fonda sempre, ma proprio sempre, su due unici accordi. Ecco qui il primo:

MI minore, si chiama; qui accanto lo si vede in tutto il suo splendore, visto da varie angolazioni: pentagramma, intavolatura, sigla e diagrammino a pallini. Un bell’accordino facile facile, niente da dire: nessun barré, due dita soltanto, preferibilmente medio e anulare, tutte e due al secondo tasto. Unico problema: far sentire bene le corde a vuoto, specialmente la terza, così pericolosamente vicina al polpastrello dell’anulare.

Ma tant’è, il paradiso bisognerà pur guadagnarselo.

E fin qui, poco male: qualcuno sarà addirittura riuscito a riconoscerlo; il MI minore infatti è uno degli accordi più diffusi (vogliamo dire banali?) al mondo.

 

 

 

 

Ma veniamo invece al secondo accordo, e sfidiamo chiunque a venirci a dire di averlo usato più di tre volte in vita sua. Eccolo:

E qui effettivamente le cose cambiano. Intanto la sigla: D6/9/F#.

Mmmm… e che cos’è? E, soprattutto, come si legge la sigla?

Diciamo che un buon modo per pronunciarla potrebbe essere questo: “Re sesta nona col fa diesis al basso”. Non male, vero? A tale complicazione concettuale (che ci rifiutiamo di spiegare in dettaglio in questa sede) corrisponde invece una estrema facilità d’esecuzione, come si può intuire anche solo dando uno sguardo al suo schemetto.

 

 

 

 

 

Ritornando ora a “A Horse With No Name”, e dando per scontato (com’è vero) che sia fatta precisamente da questi due accordi alternati fra loro, proviamo allora a suonare l’esempio successivo:

Quello che dobbiamo fare, seguendo lo schemetto qui accanto, è semplicemente battere il piede per terra con grande regolarità (né troppo lentamente, né troppo velocemente: una cosa giusta…). Ogni volta che il piede batte per terra, la mano destra (con il plettro, possibilmente) dovrà dare una pennata verso il basso. Mano e piede: una cosa sola. Beh, questo è il battere. Non è una spiegazione esageratamente scientifica, ma può funzionare bene per capire, grosso modo. Allora, bisogna suonare quattro volte il primo accordo e poi, senza fermarsi, quattro volte il secondo. Tra l’altro, c’è da fare una piccola considerazione, squisitamente pratica: i due accordi suonano bene, se accostati così come andiamo facendo. Nel senso che il D6/9/F# è piuttosto particolare, inusitato, a suo modo sorprendente, forse perché siamo poco abituati a sentirlo. Insomma, dopo le quattro pennate sul MI minore, è piacevole trovare il secondo accordo (impronunciabile), perché… suona bene. Purché sia ben udibile la sesta corda, il basso. E allo stesso modo, quando si ritorna di nuovo in MI minore la sensazione è gradevole, perché ormai abbiamo mangiato la foglia e sappiamo ciò che ci aspetta dietro l’angolo.

Già, il battere. E il levare? Qualcuno particolarmente sveglio potrebbe intuire che… se il battere è quello che accade quando il piede batte per terra, forse tutto sommato il levare potrebbe essere ciò che accade… quando il piede si leva da terra. Il che – incredibile ma vero –  succede sempre tra un battere e l’altro.

A questo punto, eccoci al nocciolo della questione. Proviamo quindi a suonare le stesse due battute di prima, con un’unica variante: arrivati alla seconda (quella del D6/9)… invece che in battere dovremo suonare in levare. Come si fa? Semplicissimo. Basta continuare imperterriti a battere il piede come prima, questa volta però evitando il battere con la destra, e cioè suonando (con una plettrata verso l’alto) soltanto quando il piede è al termine della sua parabola ascendente, quindi levato verso l’alto, in questo modo:

 

Al giro di boa, quando si torna al primo accordo (e quindi al battere), saremo costretti a dare due pennate ravvicinate, e cioè l’ultimo levare sarà moooolto vicino al primo battere… A questo punto ci vorrebbe un modo più rigoroso per spiegare scientificamente quanto esposto finora…

Eccolo:

zà, zà, zà, zà, ùnza, ùnza, ùnza, ùnzazà, zà, zà, zà…

 

 

P.S.

La dicitura ‘6/9’ può far storcere il naso ai puristi, che in questo caso preferirebbero aggiungere ‘add’ al numero ‘9’. Noi a loro aggiungiamo: non storcetelo. La consuetudine vuole che tale accordo si possa scrivere anche così, non vi agitate…

 

 

Tratto dalla rubrica “I Fondamentali”

Chitarre n. 202 – Dicembre 2002

di Paolo Somigli

 

2 COMMENTS

  1. questa rubrica è fatta molto bene, è bello l’approccio e il modo spiritoso di insegnare concetti e situazioni chitarristiche semplici ma allo stesso tempo così interessanti per principianti e non.. La rivista mi dà il piacere di leggere… il sito mi sembra costruito benissimo … Insomma complimenti grande paolosomigli

  2. Ne ho visti tanti di siti che provano ad insegnare a suonare la chitarra, ma uno come questo, estremamente semplice ,intuitivo e veramente molto “simpatico” come Paolo Somigli… non lo avevo mai visto !!! Suono da molti anni, ma non avevo mai capito questo benedetto D6/9 /F# di questa canzone (bellissima). Siete semplicemente mitici ! Aggiungo pure molto simpatici ! Complimenti grandissimi ! .Grazie !

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