CONFESSIONI TECNICHE DI YNGWIE MALMSTEEN (rese a Mats Hedberg)

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di Mats Hedberg

Tratto da Chitarre n. 177 – Novembre 2000

 

Yngwie, dacci qualche consiglio sulla posizione di mano e plettro.

Y: Io non uso un movimento del braccio o del polso, ma piuttosto tengo il plettro rigido fra pollice e indice muovendo poi le sole falangi di queste due dita ottengo la mia pennata. Per me la cosa piu importante è che il suono sia quello giusto e che le note siano pulite. È sempre stato fondamentale per me la perfetta sincronizzazione tra la mano destra e la sinistra; quando sento chitarristi come Michael Schenker o Gary Moore che cercano di suonare veloce… mi sembra che stiano montando la panna. Non mi piace per niente quel tipo di velocità; le note devono essere chiare e pulite, cazzo; se vuoi suonare veloce devi suonare in maniera intellegibile, però come io sia riuscito a farlo… non saprei spiegartelo. Mi sono basato sull’istinto e l’autocritica, oltre a lavorare tanto.

La tua mano è  cresciuta macinando roba classica.

Y: Quando andavo in America le prime volte nessuno ascoltava la musica classica: “…ma sei fuori, davvero vuoi ascoltare Paganini?” Paganini non era così famoso come Bach, però… come suonava lui non ce n’è per nessuno! I suoi Concerti sono per me un po’ leggerini; i 24 Capricci sono la cosa piu bella che lui abbia fatto. Io predicavo Paganini, Bach, Vivaldi e adesso finalmente negli States ascoltano questa musica classica.

Usi plettri duri, medi o morbidi?

Y: I miei sono così duri che non sono neanche divertenti: uso i Dunlop 1,5mm che non si piegano; se hai un plettro che si piega non puoi suonare ackurat [‘preciso’, in norvegese]. I Dunlop sono di colore lilla, a parte quelli bianchi che portano il mio nome!

Che corde usi?

Y: Molto partico­la­ri, 008-048.

Che strano…

Y: È qualcosa che ho scoperto, quando sperimentavo…  beh, ora non sperimento più, uso sempre le stesse corde e le stesse chitarre da vent’anni… ma prima di scoprire il suono, le corde, la chitarra giusta, scalloped o non scalloped, il feel, il bend, il vibrato eccetera, suonavo con  le corde che partivano da 0.10 o 0.11. Per un po’ andavano abbastanza bene, perché ho le mani grosse; poi ho pensato che non c’era bisogno di usare una scalatura così grossa, non aveva senso; non si guadagnava neanche in sustain; meglio corde più leggere; solo che le corde basse così sono troppo sottili, e il suono ti diventa di merda! Certo per fare un bending ampio, tipo dal Do# al Fa# sul ventunesimo tasto del mi cantino, qualcosa mi dice che è il caso di usare una corda molto leggera (anche se io riesco comunque a farlo, anche con una 010).

Ma così non diventa difficile accordare la chitarra?

Y: Nooo, no, se hai una Strato… rispetto a una Les Paul, la distanza fra ponte e chiavetta per il mi cantino è molto piu ampia, e perciò hai anche più resistenza; se però prendi una Stratocaster per mancini la resistenza  della corda è gia minore perché gli stessi due punti chiavetta-ponte sono più vicini; la corda è più corta, è un fatto fisico!

Ok, allora hai 0.08 al mi cantino; dicci anche le altre una per una, visto che sono così importanti.

Y: Le altre sono 012, 016, 026, 036, 048.

“Prelude”, dal nuovo disco, è suonata su un’unica corda o su due?

Y: Qual è? Tara, ta,ta, ta, ta, tara, ta, tara, ta [canta la melodia]; sì, l’ho suonata su una corda, è una specie di esercizio… [sorride].

 

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